Day 34

Per essere solitari non si può essere soli.

Ok, è vero… questa regata non è in solitario, ma è la frase che mi sono stampato in testa quando sono partito per il progetto transat 2019.

Era il 2017. Ero un ragazzino ed era solo un sogno.

Da solo non sarei andato da nessuna parte.

Il ragazzino, un po’ ingenuo e con i capelli quasi sempre arruffati, ha avuto la fortuna di appassionare un po’ di persone al progetto e di conoscerne di nuove. E grazie a questo il sogno si è realizzato.

Ora, se sono qui, nell’oceano Pacifico, dopo aver appena attraversato l’Indiano e avendo nella scia quell’Atlantico della Mini Transat 2019 è perché, da quel sogno realizzato, è nato un progetto sportivo.

Ho al mio fianco un team, race=care, che mi ha accolto e non finirò mai di ringraziare. Mi aiuta a fare ciò che più amo fare e allo stesso tempo, nel mio piccolo, aiutare il prossimo (venite a trovarci sulle pagine social e sul sito www.racecare.it)

E abbiamo al nostro fianco dei partner.

In particolare voglio ricordare Cel Components , che mi segue anche in questa regata e che è al mio fianco dal 2019. Da quel momento ne abbiamo fatte di miglia insieme e assieme, ognuno nel suo campo, stiamo raccogliendo i risultati del nostro impegno, della nostra passione, nostro lavoro con una collaborazione vincente da entrambe le parti.

Day 35

Perché lo fai, perché navighi?

In realtà è difficile rispondere. Bisogna sapersi guardare dentro, senza filtri.

Nel tempo ho dato varie risposte.

Perché non ce n’è una?

Due ragioni: innanzitutto a volte non sono stato onesto con me stesso e ho dato una risposta, invece che cercare la risposta. E, secondo, noi evolviamo, evolve la capacità di analisi, evolvono le motivazioni.

Dunque perché?

Questo viaggio mi ha permesso di guardarmi dentro, anche da nuovi punti di vista. Inoltre la forza delle scelte prese e la gratificazione nella navigazione maturate quest’anno mi permettono di guardarmi dentro, senza filtri, ed essere onesto con me stesso. Spero..

La risposta dunque?

Navigo per me stesso, perché le sfide che mi pongo e che mi vengono poste dalle situazioni mi portano fuori dalla zona di comfort e mi rendono una persona più conscia, più completa. Questo mi porta ad essere migliore, a sentirmi realizzato, anche se non arrivato.

È egoista.. lo so, ma sono convinto che per aiutare gli altri ed essere un plus prima bisogna realizzare se stessi.